Dopo la richiesta di chiarimenti da parte della Commissione europea, il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjártó, ha infine ammesso di essere in contatto regolarmente con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov durante le riunioni a porte chiuse del Consiglio dell’Unione europea, dopo aver respinto inizialmente le accuse.
Secondo un rapporto del quotidiano statunitense The Washington Post, il responsabile della diplomazia del governo guidato da Vitkor Orbàn, avrebbe regolarmente informato il suo omologo russo Sergej Lavrov su discussioni sensibili durante le riunioni del Consiglio dell’Unione europea.
Queste affermazioni, emerse poche settimane prima delle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile, hanno amplificato le preoccupazioni sull’influenza di Mosca all’interno del blocco e intensificato la competizione ad alta tensione tra il primo ministro Viktor Orbán e il suo sfidante emergente Péter Magyar del partito Tisza.
Lunedì, la Commissione europea ha chiesto all’Ungheria chiarimenti in merito alla vicenda, esprimendo “grande preoccupazione”. Successivamente, in un video diramato su Facebook, il premier ucraino Viktor Orbán, ha annunciato di aver dato l’incarico al ministero della Giustizia di indagare sulle notizie relative a una presunta intercettazione del telefono cellulare di Szijjarto, definendo l’episodio “un grave attacco contro l’Ungheria”.
A ribaltare la situazione ci ha pensato però lo stesso Szijjártó che intervenendo lunedì sera a un evento della campagna elettorale a Keszthely, ha confermato tali richieste, sostenendo che le decisioni dell’UE in materia di energia, industria automobilistica e sicurezza incidono direttamente sulle relazioni dell’Ungheria con i partner esterni al blocco, inclusa la Russia.
“Sì, queste questioni devono essere discusse con i nostri partner al di fuori dell’Unione europea. Parlo non solo con il ministro degli Esteri russo, ma anche con i nostri partner americani, turchi, israeliani, serbi e altri, prima e dopo le riunioni del Consiglio dell’Unione europea”, ha affermato Szijjártó. “Quello che dico potrebbe sembrare duro, ma la diplomazia consiste nel dialogare con i leader di altri Paesi”, ha aggiunto.
Martedì mattina il ministro ha anche pubblicato un video sui social media in cui ha respinto le accuse di aver violato i protocolli di sicurezza durante le riunioni del Consiglio degli Affari Esteri. Ha aggiunto che a livello ministeriale non si discutono segreti. “Tutti i ministri portano il telefono in sala riunioni, tranne me. L’ipotesi che esistano dei protocolli di sicurezza è pura follia”, ha dichiarato il ministro.
Richiamata martedì sulla questione, la Commissione europea ha evitato di entrare nel merito dei contatti rivendicati dal ministro degli Esteri ungherese, ribadendo però il richiamo al principio di leale cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni dell’Unione.
Intervenendo durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, la portavoce per gli Affari esteri Anitta Hipper ha ricordato che l’Alta rappresentante, Kaja Kallas, “si aspetta che l’obbligo giuridico di leale cooperazione sia rispettato in ogni momento” e che “tutti gli Stati membri devono sostenere l’Unione nel conseguimento di questi obiettivi”, aggiungendo inoltre che devono “evitare qualsiasi azione che possa compromettere” tale sforzo comune.
Hipper ha poi annunciato che Kallas “sarà in contatto con il ministro degli Esteri ungherese”, senza però fornire ulteriori dettagli né sui tempi né sui contenuti del confronto. Alla richiesta di chiarire se Bruxelles consideri ancora insufficienti le spiegazioni arrivate da Budapest, la portavoce si è limitata a dire: “Quando avremo di più su questo, sarò felice di informarvi, ma per ora questo è tutto ciò che abbiamo”.
L’Ungheria di Orbán è uno dei pochi in Europa a mantenere rapporti regolari con il Cremlino. L’Ungheria continua inoltre a importare grandi quantità di combustibili fossili dalla Russia, nonostante le pressioni dell’UE per ridurre la dipendenza energetica da Mosca.
Szijjártó ha visitato Mosca 16 volte da quando la Russia ha lanciato l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Il suo viaggio più recente risale al 4 marzo, quando ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino.

